giovedì 9 maggio 2013

fantascienza


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Sto passando un periodo difficile per varie ragioni e come al solito, per reagire, esploro tra le mie cose del passato, realizzate e non, come per ripercorrere strade  dimenticate e percorse per un poco e poi tralasciate…Tra le migliaia di disegni e schizzi ho riletto alcuni fumetti che avevo disegnato  a partire dagli anni 70 . Più che fumetti sono soprattutto delle storyboard, disegnate furiosamente a penna biro. Solo alcuni  sono storie complete a china e sono degli ultimi anni 70 e inizio anni 80.

Ho quindi pensato di elaborare al computer le pagine più rifinite e ho cominciato ad informarmi sui procedimenti grafici per arrivare ad una pubblicazione. Viste le difficoltà che spuntavano ad ogni passo a causa del formato della carta che avevo usato per disegnare, ho deciso di studiare più approfonditamente I miei programmi di grafica  con  il mio solito disperato self made styling .Dopo innumerevoli tutorial ,blog ecc sulla rete…ho infine pubblicato su calameo un pdf in cui ho cercato di adattare alla visione su internet

le tavole che in origine erano in bianco e nero. Per fare ciò ho imparato molte cose e pasticciato molto. Ora vorrei preparare la versione in bianco e nero con un bel lettering.So che mi aspetta un lavoro immane.

martedì 29 gennaio 2013

Bisogna disegnare male


Questo scritto di Shozo Shimamoto

mi ha dato una risposta che cercavo. Grazie maestro, è vero che la morte non esiste.

Bisogna Disegnare Male

Quando invito qualcuno a partecipare alla mail art, mi viene spesso ribattuto: ma che disegno potrei fare? Allora io rispondo: va bene qualsiasi cosa che tu vorresti far vedere agli altri. Tuttavia, notando che di fatto nessuno si attiva, quando ne chiedo il motivo la risposta che segue è sempre: mi vergogno perché non sono bravo.
A questo punto io spiego che l’arte postale non è un palcoscenico su cui si compete tecnicamente e quindi non importa se non si è bravi. Le prime volte pensavo ingenuamente che dire così fosse sufficiente, ma la realtà era che tutti tentennavano e ancora non passavano all’azione, dal che improvvisamente mi resi conto del mio incredibile errore. Dicendo: "Non importa se non si è bravi" nascondo delle parole che suonano circa "...ma chiaramente essere bravi è meglio". Un errore madornale. Da allora ho cominciato pertanto a dare un’altra risposta: "Non bisogna essere bravi! Bisogna disegnare male!"
Grazie a queste parole i partecipanti alla mail art cominciarono ad aumentare e a disegnare senza esitazione. La condizione di disegnare male è fondamentale per essere a proprio agio e questo è l'elemento più importante nel disegno, perché permette di tornare al suo punto di origine che sta nella piacevolezza di disegnare e non nell’istituire una severa gara di abilità.
Ma cosa significa non essere bravi o disegnare male? Per rispondere concretamente alla domanda in diverse occasioni ho chiesto a numerose persone di disegnare tenendo fisso questo tema e all’inizio quasi tutti i dipinti che ne risultavano erano confusi e disordinati. Tuttavia, chiedendo ripetutamente di continuare a disegnarne ancora, ho visto nascere uno stile nuovo.
L’azione estremamente contraddittoria di esercitarsi a disegnare male dà vita a un tipo di quadro completamente diverso dai soliti. E questo non si limita al mondo dell'arte postale, perché continuando a disegnare male è davvero possibile generare uno stile brutto personale e unico. E’ così che nasce l'arte più interessante, nuova ed è qui che inizia la strada della creazione.
Da un altro punto di vista, se consideriamo il janken, cioè la morra giapponese, chiunque può vincere facilmente se riesce a stendere la mano con un attimo di ritardo. Quando parlai con il cantante Tomoya TAKAISHI in occasione di un evento in onore dei disabili , Takaishi presentò al pubblico una forma di morra giapponese molto singolare. Cominciò invitando gli spettatori a giocare con lui e quando ad esempio Takaishi mostrava "sasso" e dopo "carta", gli spettatori vincevano facilmente rispondendo rispettivamente con "carta" e "forbice" con un attimo di ritardo. Ma questo era scontato.
Allora Takaishi disse: "Da ora in poi cercate di perdere apposta". In altre parole, se Takaishi avesse ugualmente mostrato "sasso" e dopo "carta", gli spettatori avrebbero dovuto rispondere con "forbice" e "sasso". E qui viene il risultato interessante: pur rispondendo con un secondo di ritardo non si riesce a perdere facilmente. Il 20-30% degli spettatori pur ripetendo il gioco tendeva a sbagliare. Per Takaishi quindi fu facile spiegare come i giapponesi siano abituati a vincere e a sentire solo la necessità di essere bravi.
Lui partecipa alla maratona di Honolulu da 16 anni e quel giorno parlò della gioia di correre con tutte le proprie forze indipendentemente dal risultato. Raccontò anche di un maratoneta cui erano state amputate entrambe le gambe durante la guerra del Vietnam e che nel 1988 partecipò alla maratona di New York usando solo le braccia impiegandoci 5 giorni.
Il mondo dell'arte postale è esattamente così, con lo stesso spirito applicato all’arte. Non c’è un vincitore. Le persone si incontrano all’interno del network rappresentando la propria arte e scambiando opinioni.
[...]
Purtroppo però, sia il discorso della maratona di Takaishi sia le mie affermazioni sul network dell’arte postale sono di fatto di difficile comprensione.