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martedì 29 gennaio 2013

Bisogna disegnare male


Questo scritto di Shozo Shimamoto

mi ha dato una risposta che cercavo. Grazie maestro, è vero che la morte non esiste.

Bisogna Disegnare Male

Quando invito qualcuno a partecipare alla mail art, mi viene spesso ribattuto: ma che disegno potrei fare? Allora io rispondo: va bene qualsiasi cosa che tu vorresti far vedere agli altri. Tuttavia, notando che di fatto nessuno si attiva, quando ne chiedo il motivo la risposta che segue è sempre: mi vergogno perché non sono bravo.
A questo punto io spiego che l’arte postale non è un palcoscenico su cui si compete tecnicamente e quindi non importa se non si è bravi. Le prime volte pensavo ingenuamente che dire così fosse sufficiente, ma la realtà era che tutti tentennavano e ancora non passavano all’azione, dal che improvvisamente mi resi conto del mio incredibile errore. Dicendo: "Non importa se non si è bravi" nascondo delle parole che suonano circa "...ma chiaramente essere bravi è meglio". Un errore madornale. Da allora ho cominciato pertanto a dare un’altra risposta: "Non bisogna essere bravi! Bisogna disegnare male!"
Grazie a queste parole i partecipanti alla mail art cominciarono ad aumentare e a disegnare senza esitazione. La condizione di disegnare male è fondamentale per essere a proprio agio e questo è l'elemento più importante nel disegno, perché permette di tornare al suo punto di origine che sta nella piacevolezza di disegnare e non nell’istituire una severa gara di abilità.
Ma cosa significa non essere bravi o disegnare male? Per rispondere concretamente alla domanda in diverse occasioni ho chiesto a numerose persone di disegnare tenendo fisso questo tema e all’inizio quasi tutti i dipinti che ne risultavano erano confusi e disordinati. Tuttavia, chiedendo ripetutamente di continuare a disegnarne ancora, ho visto nascere uno stile nuovo.
L’azione estremamente contraddittoria di esercitarsi a disegnare male dà vita a un tipo di quadro completamente diverso dai soliti. E questo non si limita al mondo dell'arte postale, perché continuando a disegnare male è davvero possibile generare uno stile brutto personale e unico. E’ così che nasce l'arte più interessante, nuova ed è qui che inizia la strada della creazione.
Da un altro punto di vista, se consideriamo il janken, cioè la morra giapponese, chiunque può vincere facilmente se riesce a stendere la mano con un attimo di ritardo. Quando parlai con il cantante Tomoya TAKAISHI in occasione di un evento in onore dei disabili , Takaishi presentò al pubblico una forma di morra giapponese molto singolare. Cominciò invitando gli spettatori a giocare con lui e quando ad esempio Takaishi mostrava "sasso" e dopo "carta", gli spettatori vincevano facilmente rispondendo rispettivamente con "carta" e "forbice" con un attimo di ritardo. Ma questo era scontato.
Allora Takaishi disse: "Da ora in poi cercate di perdere apposta". In altre parole, se Takaishi avesse ugualmente mostrato "sasso" e dopo "carta", gli spettatori avrebbero dovuto rispondere con "forbice" e "sasso". E qui viene il risultato interessante: pur rispondendo con un secondo di ritardo non si riesce a perdere facilmente. Il 20-30% degli spettatori pur ripetendo il gioco tendeva a sbagliare. Per Takaishi quindi fu facile spiegare come i giapponesi siano abituati a vincere e a sentire solo la necessità di essere bravi.
Lui partecipa alla maratona di Honolulu da 16 anni e quel giorno parlò della gioia di correre con tutte le proprie forze indipendentemente dal risultato. Raccontò anche di un maratoneta cui erano state amputate entrambe le gambe durante la guerra del Vietnam e che nel 1988 partecipò alla maratona di New York usando solo le braccia impiegandoci 5 giorni.
Il mondo dell'arte postale è esattamente così, con lo stesso spirito applicato all’arte. Non c’è un vincitore. Le persone si incontrano all’interno del network rappresentando la propria arte e scambiando opinioni.
[...]
Purtroppo però, sia il discorso della maratona di Takaishi sia le mie affermazioni sul network dell’arte postale sono di fatto di difficile comprensione.

venerdì 18 gennaio 2013

sommersa dagli schizzi...su carta

Oggi ho visitato su Tumbir le foto di Agostino Arrivabene dei suoi schizzi disegnati su Moleskine o zibaldoni elegantemente ricoperti di pelle. Disperazione !!! Il confronto con i miei veramente abissali disordine, sporcizia e confusione econ i suoi algidi, perfetti , classici appunti mi ha annientato.Eppure lui vuole essere "diabolico" ma confronto alle mie cose oscenamente in disordine caotico , sembra quasi angelico.

sabato 12 gennaio 2013

Sul Femminile






IL CICLO DELLE MADRI

Il ciclo delle Madri comincia a delinearsi nel mio lavoro pittorico dal 1991, con Demetra, un torso femminile dipinto ad olio a tinte terrose, scuro, quasi senza volto. A tutt'oggi continua a intrigarmi.









L'estasi del silenzio

(commento della professoressa Caterina Spiga nel catalogo della mostra presso la Galleria Sottopiano di Cagliari )www.sandrogiordanoartgallery.com



Scorre la storia dell’arte catturati dalle opere di Anna Marchi, autrice sassarese che, affermando ironicamente di “giocare sul non finito” ci fa ricordare in guizzi repentini tanti esempi insigni imprimendo immediati tocchi di virtuosismo. E’ il mito che viene dipinto con una forte dose di freschezza e originalità. Queste opere sono un bagno in un universo mitico e archetipico.
Un universo femminile in cui ogni presenza vive una propria vita interiore in uno spazio dove volteggia, evapora solo il colore. Lo spazio è colore in cui il disegno si distingue emanando con curve e volute, sensazioni e stati di coscienza: E’ il colore unico affabulatore e commentatore-intrattenitore che si “esibisce” in uno spazio in cui linee molto spesso ampie tracciano sinuosità, rotondità di corpi che sprigionano energie destinate a non esaurirsi mai perché emergenti dalla terra che genera, inghiotte, assorbe, rigenera. Corpi muliebri che si concedono stati di abbandono e attesa preludio speranzoso di infiniti ozi verso intimità assolute. Nelle pennellate ardite, tese nella ricerca di cromatismi altrettanto inaspettati che molto spesso offuscano i margini della figura con i loro effluvi come in un hammam, il colore si fissa sulla carta come la porpora al tessuto.
Il colore avvilupa come un peplo antico i contorni di queste figure e il cremisi, lo scarlatto, il carminio di certe pennellate ricorda quel “colore del Sangue coagulato, scuro alla luce riflessa e brillante in quella diretta” come ci fa sapere Plinio per “il colore di Tiro”. Di notevole attrazione questo colore ferrigno, traslucido, che ci ricorda gli sfondi di bellissimi cammei, aumenta il suo fascino nel riportarci a quelle antiche tonalità rupestri e parietali il cui vigore cromatico propone ancora robusti impatti mentali. Il colore è per Anna Marchi la trasfigurazione pittorica di stati di coscienza intima e paradigmatici: nella sua pastosità si ispessisce avvolgendo queste moderne metope ieratiche, immote e inaccessibili in un alveo tellurico, grembo riparato e appartato in cui non è dato udire neanche un sussurro. E’ un universo fatto di matres o fantasmi delle madri -Mutter come gli oscuri esseri del Faust (come preferisce suggerire l’autrice)-





"Madri .tempera su carta cm40x50



"Madri" tecnica mista cm 60x45



"estate gouache cm cm50x35



"Madri "acquerello cm40x60

Korai, muse maghe, eroine che fanno appello a quella fermezza e solidità fatta anche di gesti estremi – come nella lirica e tragedia classica – che si offre senza appetiti né richiami o allusioni a possibili soddisfazioni terrene e carnali.
Un mondo femminile che nella composizione tendente alla circolarità ascensionale ( le figure si dispongono sempre in cerchio ) vuole alludere ad un ordine patriarcale in cui una luce crescente, decrescente e continuamente rinnovantesi come quella lunare diventa motore vitale e pulsante di ogni presenza e composizione. Sono di volta in volta questi fasci di luce, provenienti da una fonte lontana, quasi sempre angolare e sullo sfondo, spesso così radiosa da sembrare irreale, a richiamare quella della luna “Signore archetipico delle acque, dell’umidità e della vegetazione, cioè di tutto ciò che vive e cresce. E’ il Signore della vita psicobiologica e perciò del femminile nella sua essenza archetipica, il cui rappresentante umano è la donna terrena… è nutrimento e fertilità … meta centrale dell’umanità” *
L’Inno al dio-luna di Ur, esprime l’altrettanta pluralità degli aspetti di quest’astro e d’altronde chi di noi almeno qualche volta non ha sentito la forte attrazione da essa suscitata o non ha subito l’incantesimo delle atmosfere emanate? Tutto ciò risiede senz’altro nel suo essere “essenza archetipica”, nell’essere simbolo della coscienza patriarcale, della Grande Madre.
Kore, Demetra … vogliono ancora essere per Anna Marchi portavoci silenziose e possenti di quei richiami a stati di fertilità, opulenza, forza generatrice.

Caterina Spiga

E. Neuman in “La psicologia del femminile”Homehomepage di Anna Marchi

giovedì 10 gennaio 2013

Libri d'artista

Ricomincia la mia mai guarita febbre di librodartista , altrimenti detto libro autoprodotto da un disegnatore/scrittore, oppure libro oggetto, perchè spesso non si legge o al massimo si sfoglia oppure si guarda o si tocca e basta .Nelle mie ricognizioni sul web ho trovato due artiste che producono libri d'artista molto intriganti.: Coco Téxeèdre e
Rebecca Aranyi  www.rebeccaaranyi.com
Lanno scorso ho lavorato , impazzendo, su alcuni esperimenti come costruire castelli di carta per fiabe di carta...

Per meditare su una storia antica ma sempre nuova:
BARBABLU'

mercoledì 2 gennaio 2013

Anno Nuovo

"Un anno finisce. Ho attraversato i suoi giorni e i suoi mesi cristallizzati nei post, nelle immagini e nelle parole. Ho sentito d'un colpo quanto sia tutto così profondamente diverso, dentro di me e fuori di me, su queste pagine, in quello che sento.
Cerco un'altra prospettiva. Guardo indietro, cercando un motivo per guardare avanti"
sento e faccio mie queste parole di Alessia  , artista artigiana del rame e dei gioielli  http://beadsandtricks.blogspot.it/  .